Blocco degli sfratti - la Censura del Tribunale di Trieste

Blocco degli sfratti - la Censura del Tribunale di Trieste

| Avvocato Federico Bocchini | News Blog

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 Sul blocco prolungato degli sfratti, il Tribunale di Trieste (Giudice dell'Esecuzione dott. David Di Paoli Paulovich)  ha sollevato questione di legittimità costituzionale

 

Sul blocco prolungato degli sfratti, il Tribunale di Trieste (Giudice dell'Esecuzione dott. David Di Paoli Paulovich) a seguito dell'ordinanza del 24 aprile 2021 ha sollevato questione di legittimità costituzionale in ordine alle norme che hanno previsto e prorogato la misura.

La questione di legittimità costituzionale è stata sollevata in relazione agli artt. 3, 24, 42, 47, 77 e 117, comma 1 della Costituzione e sotto la lente del giudicante sono finiti, in particolare:

- l'art. 103, comma sesto del D.L. 18/2020 (conv. con L. n. 27/2020) e l'art. 17-bis del D.L. 34/2020 (conv. con legge n. 77/2020), con cui fu disposta la "sospensione" dell'esecuzione dei "provvedimenti di rilascio degli immobili";

- l'art. 13, comma tredicesimo, del D.L. 183/2020 (conv. con L. 21/2021) sia nella parte in cui sospende i provvedimenti di rilascio anche per situazioni estranee all'emergenza sanitaria quali le situazioni di morosità relative al "mancato pagamento del canone alle scadenze" e che si siano verificate anteriormente al manifestarsi della pandemia, sia nella parte in cui, prevedendo ipso iure la sospensione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, impedisce al Giudice dell'Esecuzione di delibare e valutare, mettendole a raffronto comparato, le distinte esigenze del proprietario rispetto a quelle dell'occupante ai fini del decidere se disporre la sospensione.

 

Morosità anteriori dalla pandemia da Coronavirus

 

Oltre a soffermarsi sulla carenza di presupposti di necessità ed urgenza circa la sospensione dei provvedimenti di rilascio per situazioni di morosità verificatesi (come nel caso sottoposto alla sua attenzione) anteriormente al manifestarsi della emergenza sanitaria per la pandemia, il magistrato ritiene che una tale disciplina non possa giustificarsi e sia "palesemente irragionevole" ai sensi dell'art. 3 Cost. oltre che contradditoria.

Come si legge nel provvedimento, delle due l'una: "o il mancato pagamento alla base del provvedimento di rilascio è una scelta dell'occupante abusivo dell'immobile, e allora non si comprende il motivo per cui non debba prevalere il ripristino della legalità violata, oppure davvero l'occupante l'immobile è impossibilitato obiettivamente a sostenere i pagamenti, e allora andrebbe comunque presa in considerazione e delibata anche la situazione socio-economica del proprietario cui si impone il sacrificio della mancata disponibilità dell'immobile stesso, senza che sia verosimile un qualche recupero della corrispondente perdita economica al termine dell'emergenza pandemica"

In particolare, la mancata considerazione delle rispettive e concrete situazioni del proprietario e dell'occupante abusivo è ritenuta tanto più grave allorquando si tratti di sospendere l'esecuzione di provvedimenti di rilascio degli immobili, proprio in quanto gli effetti socio-economici dell'emergenza possono avere maggiore o minore incidenza ed intensità.

Aggravata la posizione del proprietario

 

Neppure le disposizioni di legge impugnate distinguerebbero fra situazioni obiettive e impreviste, tali da rendere obiettivamente insostenibile il pagamento dei canoni, e situazioni derivanti dalla scelta libera, ancorché illecita, dell'occupante dell'immobile che non corrisponde il canone.

In tal modo, "oltre che ad assegnare irragionevolmente e indebitamente lo stesso trattamento a occupanti (e, simmetricamente, a proprietari) posti in situazione diversa, è aggravata la posizione del proprietario, quasi che egli non dovesse subire i contraccolpi della pandemia allo stesso modo, o anche maggiormente, in confronto all'occupante".

La normativa apparirebbe, a detta del giudice rimettente, altresì illegittima nella parte in cui rende doverosa in automatico la sospensione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, impedendo così al Giudice dell'esecuzione di valutare, mettendole a raffronto e comparandole tra loro, le distinte e differenti esigenze del proprietario rispetto a quelle dell'occupante dell'immobile ai fini del decidere se sospendere o meno.

Per il Tribunale non possono essere pretermesse le esigenze del proprietario di veder eseguito il rilascio degli immobili, facendo valere la maggior consistenza e intensità del danno ricevuto dall'emergenza sanitaria al cospetto di quello toccato all'occupante abusivo: ciò, oltre che postulato dal principio di ragionevolezza, pare altresì corollario dell'art. 42 Cost., in relazione all'art. 3 Cost., affinché la misura disposta dalle disposizioni di legge impugnate "non si tramuti in una fattispecie illegittima di esproprio in senso sostanziale senza indennizzo".

Le critiche della CEDU

In particolare, soprattutto dopo aver circoscritto l'applicazione della sospensione alla morosità per mancato pagamento dei canoni, "risulta difficile capire il perché la sola e peraltro vasta e variegata categoria dei proprietari di immobili debba vedere penalizzato un proprio legittimo investimento - che tra l'altro sul piano costituzionale è considerato non solo legittimo ma addirittura da incentivare allorché si tratti di impiego del risparmio nel settore immobiliare (art. 47, secondo comma Cost.) - in ossequio ad esigenze solo presunte, e non effettivamente verificate, di un occupante abusivo il quale abbia subito dall'emergenza sanitaria un danno trascurabile e comunque minore".

Il Tribunale di Trieste non manca, infine, di rammentare come la Corte europea dei diritti dell'uomo, in passato, abbia censurato l'Italia proprio in relazione alla tutela della proprietà e della ragionevole tempistica per la realizzazione della tutela giurisdizionale, contestando i ritardi e la dilazione dell'esecuzione del rilascio degli immobili (cfr., tra le altre, le sentt. Ghidotti c. Italia, 21 febbraio 2002). Sarà ora la Consulta a dover fornire risposta ai diversi profili di criticità evidenziati dal magistrato triestino; ciononostante, si evidenzia come anche il Parlamento avrebbe ampio margine per intervenire a correzione di eventuali problematiche in argomento.

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