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Decreto di rilascio immobili ERP - si può opporre ed in che casi?

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Decreto di rilascio immobili ERP - si può opporre ed in che casi?

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Decreto di rilascio immobili ERP - si può opporre ed in che casi?


Opposizione a un decreto di rilascio emesso da un ente di edilizia residenziale pubblica (ERP).

La prima fase è quella c.d. pubblicistica (pre-assegnazione) e riguarda il procedimento amministrativo che porta all'assegnazione dell'alloggio. Qui, l'aspirante assegnatario vanta una posizione di interesse legittimo a che la Pubblica Amministrazione agisca correttamente nel perseguimento dell'interesse pubblico. Le controversie relative a questa fase (es. graduatorie, bandi, diniego di assegnazione) sono di competenza del giudice amministrativo.

La seconda fase è quella c.d. privatistica (post-assegnazione). Una volta emesso il provvedimento di assegnazione, si instaura un rapporto di natura privatistica, assimilabile a una locazione. La posizione dell'assegnatario diventa di diritto soggettivo. Tutte le controversie che insorgono in questa fase, relative alla gestione e all'estinzione del rapporto (es. decadenza, revoca, rilascio per occupazione senza titolo), sono di competenza del giudice ordinario.

Cosa è il decreto di rilascio per occupazione senza titolo?

Il decreto di rilascio è un atto con cui l'ente gestore intima a chi occupa un alloggio senza un titolo valido di lasciarlo libero. Questo provvedimento non è espressione di un potere discrezionale della P.A., ma costituisce un atto vincolato e un'espressione di autotutela patrimoniale.
Esso si configura come un titolo esecutivo che l'ente può formare unilateralmente per ottenere il recupero del bene - Cass. Civ., Sez. 3, N. 21081 del 27-07-2024.

L'occupazione è considerata "senza titolo" o "abusiva" in assenza di un valido provvedimento di assegnazione, oppure quando tale provvedimento sia stato annullato, revocato o sia divenuto inefficace per decadenza. In questi casi, anche il contratto di locazione collegato perde efficacia, secondo il principio simul stabunt, simul cadent.

Si può proporre opposizione al Decreto di Rilascio?

Come anticipato, la controversia introdotta da chi si oppone a un provvedimento di rilascio per occupazione senza titolo rientra nella giurisdizione del giudice ordinario.
L'opposizione deve essere proposta entro un termine perentorio. L'art. 18 del D.P.R. n. 1035/1972, richiamato dalla giurisprudenza, prevede che l'interessato possa proporre ricorso al giudice ordinario nel termine di 30 giorni dalla notifica del decreto.. È fondamentale rispettare tale termine, poiché l'omessa o tardiva impugnazione rende il titolo definitivo e non più contestabile nel merito in una successiva fase di opposizione all'esecuzione.

Su cosa può fondarsi l'opposizione al decreto di rilascio?

L'opposizione non può fondarsi su vizi meramente procedurali del procedimento amministrativo (es. violazione della L. 241/1990), poiché il decreto di rilascio è considerato un atto vincolato che attiene alla fase privatistica del rapporto.
Eventuali vizi della fase monitoria vengono assorbiti dal giudizio di cognizione ordinaria che si instaura con l'opposizione.
Il nucleo dell'opposizione deve consistere nella contestazione del presupposto stesso dell'ordine di rilascio, ovvero l'assenza di un titolo valido. L'opponente deve quindi dimostrare di avere un diritto soggettivo alla detenzione dell'immobile.

I principali motivi di opposizione possono includere:

  • Diritto al Subentro (successione nel contratto): L'opponente può sostenere di avere diritto a subentrare all'originario assegnatario (ad esempio, per decesso o abbandono di quest'ultimo). Tuttavia, il subentro non è mai automatico né può avvenire per "fatti concludenti" (come il semplice pagamento dei canoni) - Tribunale Ordinario Roma, sez. 6, sentenza n. 13547/2020.


Per essere valido, il subentro richiede la sussistenza di precise condizioni stabilite dalla legge regionale (es. L.R. Lazio n. 12/1999), che tipicamente includono:
a) un legame di parentela specifico o una convivenza more uxorio stabile e comprovata;
b) la convivenza con l'assegnatario al momento del suo decesso o abbandono;
c) una formale istanza di ampliamento del nucleo familiare presentata dall'assegnatario originario e approvata dall'ente gestore prima dell'evento che dà causa al subentro. La sola dichiarazione di residenza non è sufficiente;
d) il possesso di tutti i requisiti (reddituali, patrimoniali, ecc.) previsti per l'assegnazione.

Se il rilascio è ordinato a seguito di un provvedimento di decadenza (es. per superamento dei limiti di reddito o per acquisto di altra proprietà), l'opposizione può mirare a dimostrare l'insussistenza di tali cause.
In casi particolari, si può contestare la natura stessa dell'immobile come alloggio ERP destinato all'assistenza abitativa, qualora si tratti, ad esempio, di un alloggio di servizio con una disciplina differente - Tribunale Di Roma, Sentenza n. 17527 del 15 Novembre 2024.

Il decreto di rilascio deve contenere un termine entro cui l'immobile deve essere lasciato libero. Le fonti indicano che tale termine, a seconda della normativa applicabile, può essere non superiore a 30 giorni. Questo termine non è soggetto a proroghe o graduazioni.

In conclusione, affrontare un decreto di rilascio richiede un'azione tempestiva e fondata su motivi di diritto soggettivo solidi, data la natura esecutiva del provvedimento e le severe condizioni per contestarlo o per ottenere una regolarizzazione.

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